“La calamità di un olocausto nucleare non dovrà mai ripetersi – ha detto il primo ministro giapponese Naoto Kan – come unico Paese che ha sofferto un attacco nucleare abbiamo la responsabilità di assumere un ruolo guida nel garantire un mondo senza nucleare”.
Il Giappone commemora il tragico attacco nucleare del 1945, quando l’aviazione statunitense sganciò la seconda bomba atomica su Nagasaki. Nelle ferme parole del premier c’è forse un equivoco. Secondo la storia ufficiale, quella che si studia nei manuali scolastici, il paese del Sol Levante è stato l’unico ad essere attaccato con armamenti nucleari. Ufficialmente è così, il premier giapponese ha ragione.
Un’inchiesta di Maurizio Torrealta, giornalista investigativo di Rainews24, ricostruisce il presunto utilizzo di una terza bomba atomica, sganciata dall’esercito statunitense durante l’ultimo giorno della Guerra del Golfo (1991).
Un veterano dell’esercito americano dichiara che una piccola bomba atomica a penetrazione fu sganciata vicino Bassora. Proprio in quel giorno, l’ultimo del conflitto, i sismografi rilevano una forte attività, inusuale. Poi ci sono i malati di cancro e leucemia a testimoniare gli effetti della radioattività. L’amministrazione statunitense replica di aver utilizzato soltanto armi convenzionali. Ma ad anni di distanza la storia si ripete. Lo stessa Torrealta documenta l’utilizzo del fosforo bianco, un’arma vietata, durante la seconda guerra del Golfo.
Nelle due battaglie di Falluja (2004) l’esercito americano conquista la città irachena, ma gli effetti sulla popolazione sono simili o peggiori a quelli di Hiroshima e Nagasaki. Ancora, scrive nel suo blog Torrealta, “si trova uranio arricchito in un cratere del sud del Libano dopo la guerra del 2006” denominata da Israele “Piombo fuso”. Che cosa significano tutte queste circostanze? Che il Giappone non è stato l’unico paese ad essere bombardato con armi nucleari. Secondo: che la tecnologia è cambiata e si può utilizzare uranio arricchito (molto radioattivo) come arma senza disporre di una bomba atomica. La classica arma atomica, spiega Torrealta, “aveva bisogno di almeno 8 chili di uranio altrimenti non sarebbe stata in grado di innescare il processo a catena della fissione”. Ma oggi questo presupposto è stato superato. Seguendo il giornalista di Rainews24, dobbiamo dedurne che:
Quali sono le conseguenze di questo cambiamento? L’opinione pubblica non è sufficientemente informata.